di Luca Corradini, specializzando in Kinesiologia Sistematica

Sono in procinto di intraprendere il 3° anno di Kinesiologia Sistematica, e sono sempre più affascinato da quest’arte della comunicazione non verbale.
Ultimamente mi ha molto incuriosito il mentalismo, una  disciplina che consiste in  un insieme di tecniche comunemente usate da una certa  categoria di illusionisti che “lavorano” sulla mente dello spettatore. Mi ci sono avvicinato pensando che mi potesse tornare utile per integrare alcune materie che fanno parte del programma di studio della Kinesiologia Sistematica e cioè la morfopsicologia e la fisiognomica, e in effetti è stato proprio così.
Ad esempio una delle tecniche usate in Kinesiologia Sistematica per richiamare e sciogliere dei traumi che rimangono”stampati” nel subconscio è quella delle posizioni oculari, in quanto quando si subisce uno shock la posizione degli occhi che abbiamo in quel momento rimane associata al disagio subito. Ci sono delle tecniche che indagano per capire se esiste la  possibilità di richiamare il trauma attraverso la posizione oculare e come risolverlo. Sempre attraverso l’osservazione delle posizioni oculari possiamo capire se la persona che si relaziona con noi sta parlando di una cosa che ricorda, oppure se la  stia inventando, se sta pensando ad un suono, o visualizzando qualche cosa che ha relazione con un colore, o  una sensazione: basta ascoltarla e osservarla attentamente negli occhi  e vedere  quale posizione assumono. In questo caso l’osservazione è necessaria al  Kinesiologo per un accurata indagine psicologica, mentre per  uno dei più famosi mentalisti, Thorsten Havener, queste tecniche servono per sapere  quale segmento della mente  sta utilizzando in quel momento il soggetto/oggetto del suo spettacolo. Se siete interessati tutto questo è descritto nel suo libro “So quel che pensi”.
Un’altra particolarità comune a mentalismo e Kinesiologia è l’estrema osservazione della tipologia dell’individuo che si relaziona con noi valutando se è una persona visiva, auditiva, cinestesica, semplicemente ascoltandola, vedendo come associa i pensieri ai sensi. Ad esempio riferendosi ad un progetto una persona auditiva potrebbe affermare: “Sento che questo piano funzionerà”; un visivo: “vedo nuove possibilità di riuscita”; un cinestesico potrebbe abbracciarvi dicendovi :”ce la faremo!”.
Non appena instauriamo un contatto con una persona, questa comincerà automaticamente a pensare secondo uno di questi sistemi rappresentativi. Le cose ora cominciano a farsi interessanti: saremo in grado di scoprire, non solo attraverso un ascolto attento (in Kinesiologia Sistematica ascolto attivo), ma anche attraverso i suoi occhi, se ci troviamo di fronte ad un determinato pensiero, se il nostro interlocutore vede un’immagine, sente un rumore, oppure prova un’emozione. Gli occhi offrono quindi un’apertura, un accesso all’interiorità.
Nel mentalismo come nella Kinesiologia l’uso e la scelta della parola, il tono della voce e come dicevamo prima lo sguardo sono  fondamentali, così come  Il modo di formulare una domanda o fare un’affermazione.
Le parole principali a cui porre attenzione sono: oppure, perché, è, non, veramente, magari, ma, si, tu, sempre, di nuovo, mai, bene, male, giusto, sbagliato. I tre errori della comunicazione, da evitare sempre, sono: la generalizzazione, l’omissione  o soppressione, la distorsione.
Altre tecniche comuni riguardano l’induzione all’attenzione, il rendere difficoltosa una negazione, il significato della gestualità, l’induzione di una credenza, la suggestione ipnotica; e ancora: la lettura della postura, della gestualità delle tensioni muscolari volontarie ed involontarie,  la dilatazione o il restringimento della pupilla, la sudorazione, la posizione della testa, i movimenti del cosiddetto “piccolo viso”(occhi naso, bocca, sopracciglia).
Per ultimo ma non per importanza la possibilità di percepire a livello cinestesico le  tensioni muscolari (in Kinesiologia Sistematica test muscolari)
Alcuni mentalisti seduti al pianoforte riescono a suonare la canzone cui la persona in piedi dietro di loro con le sole mani appoggiate alle sue spalle sta pensando. Questo grazie alle piccole tensioni muscolari che a livello emotivo interagiscono sulla sua muscolatura e che il mentalista con un attenzione estrema percepisce.
E’ questo dunque secondo me il punto principale che accomuna la Kinesiologia e il mentalismo: l’attenzione! Per poter mettere in atto quanto sopra descritto necessitano una presenza e una capacità di osservazione non comuni, che vanno perciò molto esercitate.
Inoltre, essendo la Kinesiologia Sistematica un’arte finalizzata al benessere, dove non si arriva con l’osservazione e l’attenzione si  arriva con i test muscolari che si relazionano direttamente con il subconscio e rispondono in modo dettagliato.
Per concludere:  per poter praticare mentalismo oppure Kinesiologia bisogna necessariamente lavorare su se stessi cercando di essere presenti il più possibile.

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