Scritto da Stefania Savardi

Le piante officinali rappresentano un mercato di nicchia che, ad oggi, ha enormi possibilità di sviluppo. Il consumatore è sempre più alla ricerca del prodotto “naturale” e salutistico, e attualmente la produzione nazionale è estremamente limitata, a tutto vantaggio delle importazioni.

Le piante officinali, secondo quanto previsto dalla legge 99/1931, sono un eterogeneo gruppo di specie vegetali appartenenti a tre grandi categorie: le piante medicinali, quelle aromatiche e quelle da profumo. Spesso, nel linguaggio comune, i termini officinale e medicinale sono considerati sinonimi, ma questo non corrisponde alla realtà. Mentre la qualifica di “officinale” è un’accezione puramente legale, la pianta medicinale, secondo quanto definito dall’OMS, è un organismo vegetale che contiene, in uno dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fine terapeutico, o che sono precursori di emisintesi di specie farmaceutiche. La pianta aromatica, invece, contiene sostanze di odore gradevole, ricche di oli essenziali. Infine, la pianta da profumo, è una specie ricca di essenze odorose utilizzabili dall’industria cosmetica.

Il termine “officinale” deriva da officina, l’antenata della moderna farmacia, dove si è sviluppato l’utilizzo delle piante e delle loro proprietà.

Ciò che si va a ricercare all’interno di una pianta officinale è il principio attivo, una sostanza biologicamente attiva che può appartenere ai gruppi chimici più diversi: alcaloidi, glicosidi, gomme, mucillagini, principi amari, tannini, acidi organici, enzimi, vitamine, resine, balsami, gommoresine e, soprattutto, oli essenziali. La funzione primaria dei principi attivi non è ancora stata completamente chiarita, ma si tratta perlopiù di metaboliti secondari, non indispensabili alla stessa sopravvivenza della pianta ma spesso utili per l’impollinazione o la difesa dagli insetti dannosi.

Attualmente la grande maggioranza delle piante officinali presenti sul mercato italiano proviene da importazioni dai paesi dell’Est Europeo, dell’Estremo Oriente o dell’America Latina. In questi paesi tuttavia si pratica la raccolta spontanea della flora officinale, con le problematiche che ne conseguono, come la contaminazione di metalli pesanti, da radiazioni o da micotossine. Inoltre, non bisogna sottovalutare l’impatto negativo che ha sull’ecosistema locale la raccolta selvaggia e senza limitazioni di determinate specie vegetali.

All’interno dell’Unione Europea, invece, il paese di riferimento e la Francia, in particolare la zona della Provenza, dove si coltivano distese infinite di lavanda e lavandino. In Francia, così come negli altri stati europei, si preferisce dare spazio alla coltivazione delle specie officinali, a discapito della raccolta spontanea. Logicamente le caratteristiche dei territori agricoli francesi non sono paragonabili a quelli italiani, dove lo spazio coltivabile scarseggia e le pianure sono destinate alla coltivazione di cultivar più diffuse e redditizie. Per questo motivo nel nostro Paese la coltivazione di piante officinali viene riservata alle aree di montagna e di collina, a terreni marginali, con estensioni limitate, che difficilmente potrebbero essere sfruttati con altre colture. Questo è fattibile grazie all’estrema varietà di generi e specie che hanno proprietà officinali: si può affermare che, per qualunque tipologia di terreno, ad eccezione di quelli con grossi problemi di ristagno idrico, esistono specie officinali che ben si adattano alle condizioni locali.

Gli utilizzi per i quali vengono coltivate le piante officinali sono essenzialmente tre: alimentare, cosmetico e terapeutico. In Italia, considerate le ridotte superfici destinate alle coltivazioni officinali e, conseguentemente, i limitati quantitativi prodotti, va sempre più affermandosi la diffusione della filiera corta, con coltivazione, eventuale trasformazione e vendita diretta al privato, spesso sotto forma di taglio tisana. Ma, anche rivolgendosi alle aziende, le opportunità non mancano. La vendita come specialità alimentare è quella che apre più possibilità all’agricoltore (ristoranti, fornerie, pasticcerie, liquorifici sono solo alcuni dei possibili destinatari), ma anche il mercato cosmetico del naturale sta offrendo sempre maggiori possibilità. Un discorso a parte, invece, riguarda l’ambito terapeutico, che è ad esclusivo appannaggio di erboristi e farmacisti ed è regolamentato da una specifica legislazione.

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