Testo tratto dalla rivista Beninforma.it -Gen/Feb/Mar 2008 redatto da Prof.Giuseppe Jacono

Se consultate un’ottima enciclopedia universale alla voce “asino”, vi troverete moltissime notizie riguardanti questo splendido animale ma, di sicuro, non troverete alcun riferimento su due aspetti della sua vita che sono invece di estrema importanza, per le ripercussioni che tali aspetti possono avere per il nostro futuro; il numero degli esemplari è in fase di critica discesa, a tal punto da far temere seriamente la sua estinzione, e le virtù dietetiche del suo latte.

Circa 2000 anni fa Poppea, nell’antica Roma, usava fare il bagno nel latte d’asina per mantenersi giovane.  Questo, forse, il primo esempio riportato di utilizzo a scopo clinico di questo latte. Ancora, a Parigi, agli inizi del 1800, presso l’Ospedale Pediatrico era attivo un allevamento di asine da cui mungere il latte per l’alimentazione dei piccoli ricoverati. Già da allora si era intuita la superiorità del latte d’asina rispetto al latte di mucca nell’alimentazione dei lattanti. In tempi più recenti, il latte d’asina sta tornando alla ribalta delle cronache per il sempre maggiore uso che se ne fa nell’alimentazione umana salutistica e come cura per le intolleranze alimentari del lattante.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, le intolleranze alimentari, il trattamento razionale è rappresentato dalla sostituzione nella dieta del latte di mucca (e di tutti i suoi derivati) con latti privi delle proteine allergizzanti del latte vaccino. In questi casi, in nostro aiuto, può arrivare un’asinella che ha partorito da poco.

Infatti, il latte d’asina rappresenta una valida alternativa al latte di mucca ed ai latti presenti in commercio di comune impiego in queste intolleranze (latte di soia e latti modificati con idrolisati proteici dal gusto non sempre bene accetto e liberi da indesiderati effetti allergizzanti) in quanto si avvicina moltissimo al latte materno per gusto, digeribilità, composizione e possiede inoltre un bassissimo potere allergizzante (in alcuni casi, fortunatamente rari, è risultato essere l’unico alimento assimilabile da pazienti poliallergici).

Per chi ha dimestichezza con i numeri basti pensare che, in media queste patologie colpiscono il 4-5% dei lattanti ed in Sicilia, su 60.000 nati all’anno, 3000 saranno ammalati; ovviamente, l’impatto economico è elevato (anche se non ancora forse quantizzato) perchè investe non solo le spese mediche per la diagnosi e la cura del paziente, ma anche il danno economico indiretto che deriva dall’allontanamento di almeno un genitore dal lavoro per diversi giorni.

I sintomi spesso variegati ma comuni (rigurgiti, vomito, diarrea e dermatiti) possono incidere profondamente sulla crescita e lo stato di salute generale di questi bambini.

La Sicilia negli ultimi anni è diventata leader nell’allevamento delle asine. Sono attive nella nostra regione diverse aziende, con centinaia di capi che riescono ormai a garantire l’apporto di latte necessario ai fabbisogni medico-sanitario locali. Inoltre, anche la ricerca scientifica ha fatto in questo campo passi da gigante: l’Istituto Zooprofilattico di Palermo ha sposato la causa del latte d’asina, orientando buona parte delle ricerche allo studio delle qualità del latte d’asina, delle corrette procedure di selezione degli animali per la produzione del latte, della loro corretta alimentazione; l’Unità Operativa di Gastroenterologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini, diretta dal sottoscritto ed il dipartimento di medicina interna del Policlinico Universitario di Palermo, sotto la responsabilità del Prof.A.Carroccio, da decenni ormai studiano il latte d’asina nell’alimentazione dell’uomo sano e ammalato.

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