di Luigi Gallo, cultore e studioso di ecologia umana, nutrizione e discipline olistiche

Dei rischi per la salute dovuti al consumo di aspartame – un dolcificante di sintesi molto diffuso nell’industria dolciaria e farmaceutica – e degli studi inerenti abbiamo parlato in passato in alcuni post specifici sull’argomento.

Recentemente La Leva di Archimede ha pubblicato un’intervista sul tema che avrebbe dovuto essere trasmessa da La7, ma il servizio poi non è andato in onda.

Nel testo troviamo anche informazioni su un dolcificante naturale, la stevia, venduto regolarmente in America e nei paesi asiatici, ma non ancora autorizzato dalla UE.

La Stevia rebaudiana è una piccola pianta originaria del sud america, utilizzata già da secoli per le sue proprietà dolcificanti e curative. La capacità dolcificante di questa pianta straordinaria è pari a circa 300 volte quella dello zucchero e tra le sue caratteristiche principali ci sono: quella di non contenere calorie, di non alterare il livello di glucosio nel sangue, di non essere tossica, di inibire la formazione delle carie e delle placche dentali, di non causare il diabete e a differenza dell’aspartame può essere utilizzata per cucinare senza subire alterazioni della sua struttura molecolare. Questa pianta potrebbe contribuire in maniera rilevante alla lotta contro il diabete, l’obesità, l’ipoglicemia, alla sindrome del deficit dell’attenzione e iperattività (ADHD) e molte altre problematiche legate alla salute.

Ci si chiede perché l’aspartame, nonostante siano riportati da vari studi indipendenti effetti collaterali molto gravi fino al decesso, sia tuttora regolarmente in vendita.

Crediamo che se l’aspartame è ancora presente sul mercato nonostante studi scientifici come quello della Fondazione Europea Ramazzini e nonostante le continue segnalazioni di effetti collaterali e dubbi espressi a livello mondiale, una qualche forte fonte di attiva influenza ci deve pure essere. La lobby agisce principalmente sugli organi legislatori facendo pressione su quale studio debba essere preso in considerazione e quale no. Agisce attraverso l’influenza dei media. Agisce spendendo miliardi in risorse come le società PR che gestiscono l’immagine e le situazioni di crisi delle lobby stesse. Agiscono spendendo soldi sulla realizzazione di studi definiti scientifici a supporto delle loro tesi e sulla loro successiva ‘campagna di approvazione’ presso gli organi preposti, la pubblicazione su riviste scientifiche e le campagne pubblicitarie. Le lobby di cui stiamo parlando sono le lobby farmaceutiche, tra le più potenti al mondo, le stesse lobby che hanno portato sull’orlo del collasso le economie di tutto il mondo succhiando risorse a partire dai sistemi sanitari locali fino agli enti internazionali.

C’è quindi il forte sospetto che la Stevia non sia stata ancora ammessa alla vendita per le pressioni dei produttori di dolcificanti.

E’ sicuramente una forte concorrente dell’aspartame. Se fosse possibile commercializzare la Stevia una volta riconosciuto il suo valore chi comprerebbe più prodotti contenenti aspartame? E poi, si perderebbe il guadagno su tutta quella gente che si ammala a causa dell’utilizzo dell’aspartame, ricordiamoci che stiamo parlando di case farmaceutiche.

Ogni nuovo alimento deve essere approvato dalla Commissione Europea sulla base della valutazione dell’EFSA (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare), ma chi garantisce la neutralità di questo organismo di controllo?

L’EFSA dichiara esplicitamente l’indipendenza degli esperti scientifici che fanno parte del comitato scientifico. Dichiarano inoltre che vigilano costantemente sui potenziali conflitti. Sul sito riportano in chiaro le dichiarazioni di Interesse dove abbiamo trovato che alcuni membri del comitato lavorano sia per l’EFSA, sia per altri comitati scientifici, tra i quali abbiamo notato il comitato scientifico della Ajinomoto (multinazionale produttrice dell’Aspartame), della CocaCola in Francia, e della Glaxo. Per le stesse dichiarazioni dell’EFSA è normale che i loro esperti possano formare la loro esperienza solo lavorando attivamente nel loro settore di specializzazione.

La Stevia prima o poi potrebbe arrivare anche nei nostri negozi, ma conta molto il peso finanziario di chi propone un nuovo prodotto.

L’importanza economica conta molto, purtroppo. Al momento della richiesta di approvazione di un nuovo ingrediente, vengono richiesti degli studi per verificare la sicurezza dell’alimento. Questi studi costano un vero patrimonio, una società di piccole dimensioni non è in grado di affrontarne la spesa, dunque, o si tira indietro oppure cerca di portare l’attenzione delle multinazionali sull’alimento. Come è successo con la Stevia. Fino a qualche anno fa nessuno voleva approvare la Stevia in quanto si diceva che non vi erano abbastanza studi a riguardo. Ora che l’aspartame ha perso un po di terreno le multinazionali hanno trovato il modo di far approvare dalla FDA un dolcificante a base di rebiana, un estratto della stevia. La Coca-Cola e la Pepsi c’hanno messo lo zampino e questo ha pesato molto nell’approvazione dell’FDA.

Leggi il report completo su laleva.org.

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