Tratto da Eurosalus.com

Da una parte il rischio della malattia e dall’altra il rischio della vaccinazione antinfluenzale: la scelta per il vaccino dovrebbe basarsi su dati certi che invece risultano confusi e più spesso orientati dalle spinte di marketing che da quelle scientifiche. Quanto avvenuto in Australia e Brasile ha evidenziato che il rischio per questa influenza suina è basso, mentre le perplessità sul vaccino crescono a dismisura. Questo vaccino H1N1 ha avuto tempi di sperimentazione cortissimi e prevede l’iniezione di un adiuvante, lo squalene, che è noto per determinare in chi lo riceve forme di artrite simili all’artrite reumatoide. Infine l’unico vaccino mai preparato per una influenza suina, nel 1976, fu ritirato dopo poche settimane per i gravi effetti neurologici che causava. Per questo, dico no…

In un’epoca in cui le informazioni possono essere conosciute in tempo reale, i ministeri per la salute potrebbero fornire dati aggiornati quotidianamente per confrontare i dati sull’infezione H1N1 con quelli degli anni precedenti. Invece la contabilità dei malati è fumosa, i test per la diagnosi hanno una affidabilità che non supera il 32%, e le comunicazioni giornalistiche orientate al sensazionalismo piuttosto che alla concretezza.

Nessuno ancora ha in mano un dato ufficiale sulla presenza di anticorpi protettivi in chi non si è ammalato nonostante la vicinanza a malati di H1N1. Nessuno fornisce i dati di protezione in chi si è vaccinato per l’influenza gli anni scorsi, con un vaccino trivalente in cui una componente, anche se diversa, era comunque di tipo H1N1, in grado di sviluppare almeno una parziale copertura nei confronti di questa influenza suina. I dati ufficiali sulla capacità di guarigione presente in tutti gli individui normali non vengono divulgati e si cerca di dare valore solo alle notizie che provocando paura provocheranno risposte irrazionali nei cittadini.

Nonostante questo, i dati sull’inverno appena concluso in Australia e in Brasile hanno confermato che la mortalità per questa influenza è veramente a livelli bassissimi, per cui si può pensare che le capacità di difesa autonoma delle persone sia elevata e che il virus in sé non abbia caratteristiche di aggressività rilevanti.

Questo basterebbe per orientare la scelta vaccinale in senso negativo. Ogni vaccino ha un rischio, anche se i dati sugli effetti dannosi della vaccinazione antinfluenzale e delle altre vaccinazioni vengono spesso nascosti da lavori strutturati ad arte. Il confronto tra rischi importanti, come quello di sviluppare una malattia neurologica come la sindrome di Guillain-Barré, e la possibilità di ammalarsi non regge. Se da genitore dovessi pensare che i miei figli potessero ammalarsi (tra 1 su 100.000 vaccinati e 1 su 10.000 a seconda dei lavori scientifici) e in alcuni casi rimanere paralizzati come effetto della vaccinazione per un tempo variabile da pochi mesi a tutta la vita, sceglierei sicuramente per la forma influenzale…

Purtroppo l’esperienza dell’unica influenza suina mai affrontata dall’uomo con una vaccinazione è drammatica. Fu proprio nel 1976 che l’influenza suina New Jersey venne affrontata con la vaccinazione di massa per l’H1N1 suino che si era sviluppato quell’anno. Le conseguenze furono drammatiche. Il numero di sindromi neurologiche e di paralisi post vaccinali fu immediatamente enorme e la vaccinazione dovette essere ritirata dopo poche settimane di impiego.

I tempi di sperimentazione per la vaccinazione che viene oggi proposta sono di fronte a tutti. Le comunicazioni orientate a generare paura riecheggiano ancora nelle orecchie e sulle pagine di tanti giornali: “…non faremo in tempo a fare il vaccino” dicevano tutti, evocando paure che oggi è bene riconsiderare. Se infatti era vero quello che veniva detto, vuol dire che il vaccino che già da mesi viene utilizzato non ha seguito i normali protocolli di valutazione del rischio. La vera sperimentazione di massa sarà fatta su cittadini ignari del rischio e semplicemente resi oggetti. Vale la pena quando ci sono valide alternative naturali, sicure ed efficaci?

Le stesse preoccupazioni sono emerse dall’articolo del Corriere della Sera del 13 settembre scorso (pagina 45) che pur riportando le rassicurazioni degli esperti, tutti concordi (ma come fanno…) nel dire che questa vaccinazione sarà sicurissima anche nei bambini e nelle donne gravide, raccontava come la sperimentazione non fosse ancora completa e i diversi prodotti utilizzati per stimolare la reazione immunitaria fossero di diverso tipo e ognuno con diversi possibili problemi. Da cittadino mi domando come è possibile che con tanta confusione, gli esperti possano esprimere considerazioni univoche sulla sicurezza e sulla mancanza di rischio.

Vale la pena ricordare che uno degli adiuvanti che sarà impiegato in questo prossimo vaccino H1N1 è lo squalene. Un adiuvante è una sostanza che facilita la reazione immunitaria, e che viene miscelata alla preparazione dell’H1N1 per favorire la risposta immunologica. C’è chi dice che la facilita troppo, e che anzi la sovverte, tanto che proprio lo squalene è riconosciuto fin dal 2002 come una delle sostanze che può indurre forme di artrite simili all’artrite reumatoide dopo l’iniezione, con dati di tutto rispetto pubblicati sul Clinical Experimental Immunology.

Evidentemente, dopo la vaccinazione di massa avremo l’antiartritico di massa… Un bell’antinfiammatorio utile per tutti.

In modo più rispettoso del buon senso, a dispetto delle indicazioni vaccinali per tutte le donne gravide evidenziate nelle linee guida ministeriali, la SIGO (Società Italiana Ginecologia ed Ostetricia) attraverso le parole del suo Presidente, il professor Giorgio Vittori, si è espressa per una prudente cautela nella decisione di vaccinare, evitando di sottoporre globalmente tutte le proprie assistite a questo genere di trattamento, seppur consigliato dal ministero (DoctorNews, anno 7 n. 151 del 15 settembre 2009). Quindi non sono per fortuna l’unico nel mondo sanitario ad avere soppesato rischi e benefici scoprendo più rischi che benefici.

Per questo, con serenità, dico no alla mia vaccinazione anti H1N1, sperando che il buon senso aiuti anche altri a fare la stessa scelta.

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